Gli orfani di elefante
TRADUZIONE DA: THE DAVID SHELDRICK WILDLIFE TRUST
Lo Stadio dell’Infanzia nella Nursery
Quando si allevano animali a mano è importante capire il loro innati
bisogni naturali. Mentre gli orfani di animali gregari devono ricevere
compagnia, le specie solitarie hanno bisogno di isolamento e di un posto
dove poter nascondersi. La cattività di animali selvaggi (tranne quando sono
molto giovani) frustra gli istinti, soffoca gli stimoli, produce noia e
l’animale diventa psicotico. I cuccioli selvatici hanno bisogno di libertà e
di un ambiente naturale, così gli istinti si affinano e man mano acquistano,
nel tempo, la capacità di tornare allo stato brado. Nel frattempo hanno
bisogno di una base sicura, un ambiente amorevole, dove possono ritornare se
si sentono insicuri o minacciati. Tuttavia, nessun genitore adottivo umano
può insegnare ad un animale le sottigliezze sociali che influiscono sulla
gerarchia e la posizione o i limiti del comportamento naturale con i loro
parenti selvaggi, dove la chimica, la telepatia, la memoria atavica e le
conoscenze contribuiscono tutte alla sopravvivenza e alla qualità di
esistenza in termini di vita selvaggia. Per un animale selvaggio, la qualità
della vita è una vita allo stato selvaggio, non un ergastolo in una
situazione di cattività.
Dr. Dame Daphne Sheldrick alleva e recupera orfani sfortunati da una vita
intera e ha cresciuto con successo e riportato allo stato brado molte specie
adulte Africane con l’eccezione dei Grandi Felini, che non sono compatibili
con altri specie affidate alle sue cure. Tuttavia, l’allevamento di piccoli
elefanti è stato la sua più grande sfida, ma anche il suo più grande
trionfo. Vedova del defunto David Sheldrick, fondatore Guardacaccia del
gigantesco Tsavo East National Park, gli sono voluti 28 anni di numerosi
tentativi per perfezionare un latte adatto, che combinato alla complessità
nell’allevamento, sono diventati per lui la chiave del successo nel crescere
orfani di elefanti ancora dipendenti al latte materno, come ad esempio
elefanti inferiori a tre anni d’età. Nessun orfano di elefante inferiore a 3
anni d’età può sopravvivere senza latte, sebbene giovani elefanti inizino a
brucare a 6 mesi d’età. Infatti, in una situazione di stato brado, i giovani
elefanti sono parzialmente dipendenti dal latte per i primi cinque anni di
vita. Anche se gli elefanti sono molto premurosi e protettivi tra di loro,
pochissime madri che allattano già un piccolo avranno latte in quantità
sufficiente per altri cuccioli, anche se questo è successo con le matriarche
più vecchie e abbastanza sagge da conoscere i loro limiti nell’allattamento.
Il grande successo nell’allevare elefanti africani neonati e il successo
nella riabilitazione del reinserimento di elefanti già maturi in una
comunità di elefanti allo stato brado, sono entrambi primati mondiali per il
Kenya.
Il Trust tra il 1987 e il 2009, ha allevato a mano e con successo più di 85
neonati o elefanti molto giovani tramite il Nairobi Nursery, oltre ad altri
esemplari abbastanza maturi e sufficientemente in salute da bypassare lo
stadio di cure intensive della Nursery e da poter essere trasportati
direttamente ad uno dei due dei nostri Centri di Riabilitazione nello Tsavo
East National Park. Ognuno degli orfani del Trust, dopo essere cresciuti, è
stato reinserito con successo nella comunità elefante dello Tsavo National
Park, tenendo in considerazione che a qualsiasi età un elefante copia la
controparte umana in termini di progressione d’età (anche la prevista
longevità, che è influenzata da fattori quali il nutrimento e lo stress come
negli umani).
Dall’inizio del 2009, 36 ex orfani di elefanti usciti dalla Nursery e
provenienti dal Voi Rehabilitation Centre sono stati completamente
riabilitati; ora stanno vivendo la loro vita allo stato brado presso la
comunità di elefanti di Tsavo. Alcuni hanno avuto o stanno per avere dei
propri piccoli nati allo stato brado. Le elefantesse ex Nursery, che
capiscono l’origine di molti orfani che vengono trasferiti ai Centri di
Riabilitazione, spesso optano di dividere le gioie della nuova maternità con
il loro vecchi guardiani, mentre le madri orfane che hanno bypassato la
Nursery sono spesso sospettose, dubbiose dei piccoli che vengono
regolarmente trasferiti dalla Nursery. Le femmine che hanno perso la loro
famiglia naturale sono inclini a ricostruirsene un’altra e cercano di
portare via i piccoli alle altre. Non capendo lo stadio Nursery, queste
orfane spesso evitano il contatto con l’uomo una volta che hanno partorito,
temendo che il loro piccolo possa esserli portato via.
Allo stesso modo dall’inizio del 2009, gli elefanti più vecchi provenienti
dal Centro di Riabilitazione Ithumba nel Northern Tsavo East stanno vivendo
vite libere e selvagge senza i loro guardiani, tenendosi comunque
regolarmente in contatto con gli elefanti più giovani che hanno ancora
bisogno dei loro guardiani. Anche se gli orfani del Trust arrivano da
diverse popolazioni provenienti da tutto il Kenya (come due “stranieri”
Mweya dall’Uganda e Madiba dal Botswana), essi crescono insieme
considerandosi una famiglia. Un elefante non dimentica mai, questa è la
verità, così gli orfani ricordano e riconoscono i loro guardiani per tutta
la vita.
Il Wyeth Laboratories SMA Baby Formula comprende oli vegetali ben
emulsionati con aggiunte di calcio, magnesio, vitamina C poi fortificato con
noce di cocco essiccato e farina d’avena cotta. Questa formula è ciò che il
Trust somministra per alimentare un neonato di elefante nei suoi primi
fragili mesi d’infanzia . Nonostante ciò, questa deve essere comunque
abbinata ad un intenso e strettissimo contatto, che comprende una famiglia
di umani (i guardiani), i quali vanno a sostituire la famiglia perduta dei
piccoli e rimangono con i neonati nel Nairobi Nursery 24 ore al giorno; un
guardiano diverso a turno dormirà ogni notte con ogni orfano. Il latte ed il
stretto contatto dà una seconda possibilità di vita a quella che è una
mandria di orfani di elefanti, nessuno dei quali sarebbe sopravvissuto.
Un’altra importante chiave di questo successo è stata la vasta conoscenza
sulla psicologia e il comportamento degli elefanti acquisito da Daphne
Sheldrick durante i suoi 50 anni di esperienza sul campo oltre ad una
conoscenza di cure naturali quali l’omeopatia, l’uso di oli essenziali, i
fiori di Bach, per nominarne alcuni, che spesso vengono meglio tollerati
rispetto ai farmaci tradizionali.
Per il piccolo di elefante, molto fragile emotivamente, la cosa più
importante è la famiglia. Durante il primo difficile anno d’infanzia, quando
è ancora totalmente latte dipendente, la “famiglia” di umani dovrà restare
sempre con il cucciolo, anche durante le ore notturne. Il guardiano tratterà
il piccolo con pazienza, empatia ed amore, alimentandolo a richiesta, poco e
spesso. Questi sono ingredienti fondamentali per il successo, essendo
infatti quello che un piccolo di elefante appena nato riceverebbe dalla
propria madre. Gradualmente il piccolo si abituerà a mangiare ad intervalli
di 3 ore, durante tutto l’arco della giornata e della notte, ma è essenziale
che ci sia un sufficiente numero di guardiani a rappresentare una famiglia
in modo che il piccolo non si affezioni troppo ad una singola persona e
possa soffrire se questa persona si allontanasse. Depressione psicologica ed
angoscia possono scatenare seri problemi fisici come diarrea e
disidratazione, perciò è importante tenere il piccolo contento ed il più
felice possibile. I neonati di solito vengono protetti sotto il corpo della
madre ed altri parenti, perciò è importante proteggere le morbide orecchie
del neonato con creme solari a protezione totale e tenere il piccolo
all’ombra usando un ombrello.
I piccoli sono sempre severamente traumatizzati quando arrivano; molti sono
testimoni o del violento massacro della loro intera famiglia da parte di
cacciatori d’avorio o per situazioni conflittuali tra umani ed animali o per
separazione dalla loro madre durante la fuga, alcuni cadono nei tombini
degli oleodotti o nei pozzi o nei letti dei fiumi asciutti. Se i piccoli non
riescono a comprendere la situazione, entrano inevitabilmente in un profondo
periodo di lutto, che può durare per mesi, per la perdita della loro
famiglia. Non solo il Trust, ma anche un recente studio scientifico sul
cervello degli elefanti hanno recentemente confermato che questi animali
condividono con gli uomini molti tratti emotivi. Tale studio ha rilevato che
la parte del cervello sede della memoria è molto superiore a quella di un
essere umano e che il pensiero e il ragionamento sono altrettanto
sofisticati. Durante il periodo critico di lutto psicologico, la
sopravvivenza è molto precaria e solo la presenza continua dei guardiani 24
ore su 24 e una sincera empatia emotiva possono capovolgere la situazione.
Tuttavia, non tutti i piccoli possono essere persuasi a tenersi in vita.
Alcuni che sono arrivati in condizioni terribili sono sopravvissuti, mentre
altri che sono arrivati in relative buone condizioni sono morti
improvvisamente; ciò dipende sia dalla personalità sia dalla volontà di ogni
specifico individuo.
I piccoli di elefanti hanno difficoltà ad alimentarsi. La punta della
proboscide deve essere sistemata in modo confortevole prima che l’elefantino
inizi a nutrirsi, appoggiandosi contro qualcosa che assomigli alla madre,
come una grande coperta. Gradualmente il piccolo sposterà la proboscide
contro il collo, viso o l’ascella del guardiano, ma fino a che non lo farà
ci vorrà un’infinita pazienza per persuaderlo a prendere latte a sufficienza
per tenerlo in vita e crescere. La temperatura è molto importante, i piccoli
elefanti sono soggetti a polmoniti quando hanno il sistema immunitario
depresso. Allo stato brado, il piccolo sarebbe messo al riparo dagli
elementi della sua famiglia, protetto dal sole, vento e pioggia sotto la
pancia della madre o di qualche altro membro della famiglia per il primo
anno di vita. In una situazione artificiale, devono essere protetti allo
stesso modo, con coperte quando fa freddo, impermeabile quando piove e creme
solari ed un ombrello quando si espone al sole durante i primi due mesi di
vita.
I primi molari escono tra 1 e 4 mesi. La dentizione può scatenare febbre e
diarrea, portando il piccolo ad un rapido declino fisico per disidratazione.
Durante questo periodo vengono somministrati frequentemente dei sali
reidratanti insieme con il latte. Al latte in polvere sarà aggiunto
dell’argento colloidale ed acqua dove è stato bollito del riso. Rimedi
omeopatici sono spesso utili, ma molte volte troppo lenti, perciò se un
antibiotico antidiarroico diventa necessario, quelli a base di zolfo sono
meglio tollerati per via orale. Tutti i nuovi arrivi alla Nursery vengono
sottoposti ad un’iniezione di antibiotici a largo spettro, al fine di
prevenire problemi che possono insorgere da un sistema immunitario depresso
e la polmonite, principale cause di morte nei neonati, perché gli elefanti
non possono tossire dal momento che i polmoni sono attaccati alla gabbia
toracica. Una volta completato il ciclo di antibiotici è importante
ripristinare la flora dello stomaco con acidophilus ed altri probiotici,
come l’acqua di Kefir.
Come i piccoli degli uomini, i piccoli elefanti hanno bisogno di giocattoli
e stimoli. Molto intelligenti con un memoria immensa, hanno gli stessi
comportamenti dei bambini umani, perciò durante l’infanzia devono essere
distratti con passeggiate in diversi ambienti, aver accesso ai giocattoli
trovati in Natura, rami, pietre e giocattoli artificiali come tubi e palle
di plastica. Si festeggia quando i piccoli giocano per la prima volta,
perché solo allora si ha la sicurezza di una ragionevole possibilità di
successo. Un elefante potrà crescere solo se è felice.
Come per gli uomini, la disciplina stabilisce i confini di un comportamento
accettabile attorno agli esseri umani, ma questa deve essere insegnata con
molta attenzione e sensibilità solo dopo che il piccolo si sia calmato e
abbia capito il tono di voce ed il cenno di un dito. Il latte e la compagnia
di altri elefanti nella Nursery è la chiave per tranquillizzare un nuovo
arrivato. Più tardi, come per i piccoli umani, un piccolo elefante vorrà
mettere alla prova i propri limiti ed allora arriva il momento per
rimproverarlo con il tono di voce, un cenno con il dito e se necessario
rinforzarlo con una forte spinta. Gli elefanti disciplinano i piccoli che si
comportano male, estromettendoli dal branco, facendoli passare del tempo
fuori, una punizione severa per un animale che per natura è molto pauroso e
dipende dalla protezione della mandria. E’ comunque essenziale
successivamente fare una grande dimostrazione di perdono, cosicchè il
piccolo possa capire che è stato punito non perché non è amato ma per una
malefatta. Se ciò non viene fatto, il piccolo porterà rancore e antipatia.
Con gli elefanti uno riceve quello che ha insegnato, e come si comporterà
l’animale adulto quando si troverà in compagnia degli essere umani dipenderà
da come è stato trattato dagli umani quando era piccolo. E’ estremamente
importante che un giovane elefante non sia mai picchiato e trattato
crudelmente in qualsiasi modo. E’ da evitare che un giovane elefante venga
nutrito a mano con bocconcini prelibati perché questo lo porterà ad assumere
cattive abitudini, che gli potrebbero costare la vita quando sarà adulto e
cercherà questi bocconcini vicino alle abitazioni umane. I giovani elefanti
devono ricevere supplementi in un specifico posto ed ora e mai distribuiti
dalle mani degli uomini.
Al secondo e terzo anno i piccoli vengono svezzati quando sia la quantità
sia la frequenza del latte sono gradualmente ridotti, poiché cominciano a
nutrirsi di quantità sempre maggiori di vegetazione. Gli elefanti hanno
bisogno di una dieta varia, che comprenda molti tipi di piante, cortecce
d’alberi che contengono minerali ed oligoelementi necessari per far crescere
ed irrobustire le grandi ossa. La selezione delle piante è istintiva, deriva
infatti da una memoria genetica presente dalla nascita e non può essere
insegnata dagli uomini.
Progressione d’età
A qualsiasi età un elefante segue a pari passo quello della controparte
umana in termini di crescita e sviluppo. Per i primi due anni gli elefanti
vengono considerati come infanti, bambini fino l’età di 10 anni, adolescenti
tra i 10 e 20 anni, giovani adulti dopo i 20, maturi tra i 30 e 40, anziani
dopo i 50. La longevità è simile a quella degli esseri umani e viene
influenzata da diversi fattori come stress, dieta, aria ed acqua pulita ecc.
Con protezione e circostanze favorevoli, un elefante può normalmente vivere
fino ad una settantina di anni, addirittura fino agli ottanta come gli
uomini.
Il Processo di Reintroduzione
Se i piccoli della Nursery crescono bene fino all’età di 1 anno vengono
trasferiti allo Tsavo National Park (insieme con la loro famiglia umana),
dove saranno caldamente accolti ed immediatamente accettati nel gruppo dei
più grandi, ma ancora dipendenti . Da qui inizieranno il graduale processo
di reintegrazione nella comunità di elefanti allo stato brado, passando le
giornate camminando in lungo e largo nel bush, incontrando l’odore di
mandrie selvagge e elefanti allo stato brado, passando del tempo con loro
per poi ritornare di sera con i loro guardiani nella palizzata notturna,
dove possono essere protetti contro gli attacchi di predatori, mentre sono
ancora vulnerabili. Gli elefanti sono animali fortemente sociali. Tutti gli
elefanti sono affettuosi con i più piccoli. Di conseguenza sono una delle
specie più facili da reinserire alla stato brado a meno che le mandrie
selvagge non sono state gravemente tormentate e traumatizzate dagli umani,
il cui odore su un orfano può scatenare una reazione violenta, anche se
l’orfano è psicologicamente stabile. Questo è molto importante perché se non
lo è le mandrie selvagge non lo vorranno. La chiave di questo è la famiglia
umana sostitutiva, che durante l’infanzia l’ha cresciuto in un ambiente
amorevole con un contatto di 24 ore su 24 con i guardiani che lo amano e di
cui ha fiducia. Gli orfani più vecchi a Tsvao accolgono sempre i nuovi, li
accompagnano e li fanno conoscere le mandrie selvagge che loro già hanno
conosciuto e incontrato durante le loro passeggiate nel bush.
La femmina più vecchia è sempre la Matriarca o Leader della mandria di
orfani; è supportata dalle Matriarche Junior che la aiutano nella cura di
quelli più piccoli. Come gli umani, i giovani elefanti fanno delle amicizie
specifiche che dureranno tutto la vita, perché un elefante non si dimentica
mai.
Gli elefanti hanno un istintivo linguaggio del corpo e possono comunicare
con un linguaggio parlato che hanno bisogno di imparare da altri elefanti.
Alcuni suoni sono percettibili all’orecchio umano ma altri sono a bassa
frequenza e quindi non percettibili a noi. Questo viene conosciuto come
infrasound e si propaga a grandi distanze. Possiedono anche delle abilità
telepatiche e possono avvertire il rumore sismico attraverso le zampe. Prima
i giovani orfani della Nursery vengono esposti a quelli più anziani, più
facile sarà il processo di apprendimento e la transizione allo stato brado.
Inoltre, un comportamento accettabile deve essere insegnato prima dalla
famiglia umana durante il periodo della Nursery, dopo dagli elefanti più
vecchi che sono ancora dipendenti a Tsvao e per ultimo dagli adulti
selvaggi. Gli elefanti sono nati con una memoria genetica importante per la
loro sopravvivenza, che deve essere affinata con l’esposizione ad una
situazione selvaggia e la ragione per la quale i piccoli elefanti devono
essere riportati a Tsavo più giovani possibile è quella di completare il
periodo di dipendenza dal latte tra gli elefanti più vecchi. E’ inoltre
importante un’esposizione precoce alla natura e l’accesso ad una grande
varietà di piante ricche di minerali.
Il tempo che un orfano di elefante impiega per ritornare allo stato brado
e per reinserirsi, sentendosi a proprio agio, nella comunità dipende da
molti fattori:
1. L’ età in cui l’elefante è diventato orfano e la capacità di
ricordare la sua famiglia ed altri elefanti. Quelli diventati orfani prima
delle sei settimane di vita avranno pochi ricordi della madre o della
famiglia, infatti solitamente sono più facili da allevare perché si
risparmiano il lutto psicologico di quelli più grandi.
2. La personalità di ogni individuo, il quale, come per noi umani è diverso.
Alcuni elefanti sono estroversi, indipendenti ed avventurosi, altri sono più
timidi, introversi e perciò più dipendenti e contano più sulla loro famiglia
umana.
3. Amici. Come per i bambini degli essere umani, gli elefanti si sentono più
sicuri quando possono contare sulle loro amicizie per affrontare cose
sconosciute. Quelli cresciuti da soli nella Nursery, senza la compagnia di
altri, si sentono più insicuri rispetto a quelli cresciuti con delle
amicizie create durante l’infanzia, potendo affrontare le nuove situazioni
con la forza del gruppo.
Gradualmente, comunque, gli orfani iniziano a fraternizzare sempre di più
con altri elefanti e progressivamente trovano la compagnia di altri elefanti
più stimolante di quello degli uomini. Ogni orfano decide autonomamente
quando passare alla mandria selvaggia. La scelta spetta a ciascun individuo,
anche se i maschi sono più indipendenti rispetto alle femmine, che tendono a
rimanere insieme come una famiglia e ad unirsi alla mandria selvaggia come
gruppo. Nessuno dei nostri orfani viene mai semplicemente abbandonato.
Ognuno è gradualmente introdotto tramite accesso ed esposizione. Una volta
selvaggi, molti scelgono di tenersi in contatto, ritornando di volta in
volta quando lo decidono e anche quando hanno bisogno di aiuto, sicuri che
troveranno la famiglia di umani pronti a riceverli. Comunque, l’affetto
degli orfani non si estende a tutti gli umani, poiché riceveranno messaggi
diversi circa gli umani dagli elefanti selvaggi. Capiranno che il futuro
contatto umano potrà non essere compreso dagli amici selvaggi, soprattutto
se si trovano sotto la giurisdizione di una matriarca selvaggia. Abbiamo
comunque trovato che, gli orfani che hanno fatto la transizione allo stato
brado come gruppo, continuano a visitare la palizzata a Tsvao
occasionalmente, per bere, controllano anche il centro di riabilitazione per
vedere se ci sono dei nuovi orfani.
Le Femmine
E’ molto normale che le orfane femmine più vecchie rimangono per occuparsi
dei più piccoli. Le elefantesse, che hanno perso la loro famiglia naturale
(a cui sarebbero state legate per tutta la vita), sono estremamente materne
e disperate nel tentativo di creare una propria famiglia. Le femmine,
indipendentemente della loro età sono dotate di una forte maternità e sono
estremamente premurose e protettive verso i piccoli, caratteristica che si
manifesta anche nella prima infanzia nella Nursery. Tutte le femmine
desiderano una famiglia e le orfane che hanno perso la loro, crescendo si
autonominano matriarche di un gruppo di orfani, spesso cercano di attirare i
piccoli lontano dalle loro madri naturali selvagge, cosa non molto compresa
dalle matriarche selvagge. In un mondo perfetto, dove le famiglie sono
intatte per la vita, il rapimento è una cosa inusuale mentre tra gli orfani
è un fatto comune. Durante l’interazione con le mandrie selvagge è
interessante notare che le madri selvagge non permettono un contatto
ravvicinato dei loro piccoli molti giovani con le nostre orfane femmine più
vecchie, anche se i piccoli non sono delle minacce e possono giocare con i
piccoli selvaggi. Il bullismo da parte dei più grandi verso i più piccoli
non viene tollerato nella società e la lezione delle matriarche selvagge ai
nostri orfani è che i piccoli devono limitarsi a giocare con i loro
coetanei.
Emily, una orfana che è stata allevata tramite il Nairobi Nursery dall’età
di un mese, è cresciuta come la Matriarca del primo gruppo di orfani del Voi
Unit che sono tornati allo stato brado; ha partorito il suo primo piccolo
nel dicembre del 2008 e lo ha portato a far vedere a suoi guardiani. Emily è
la prima orfana allevata nella Nursery che ha avuto un piccolo nato allo
stato brado (altri orfani più vecchi che hanno bypassato lo stadio della
Nursery hanno già avuto diversi piccoli nati allo stato brado). Natuni,
un'altra elefantessa allevata nella Nursery è diventata la Matriarca del
secondo gruppo che passò allo stato brado dopo che il gruppo di Emily
abbandonò la Nursery. Un terzo gruppo ex Nursery che ha lasciato le
palizzate del Voi è stato seguito da Thoma che si è unita con il gruppo di
Natuni. C’è un via vai di orfani tra i vari, ora gruppi selvaggi, alcuni
passano il tempo con un gruppo o con l’altro. I due gruppi trascorrono le
giornate insieme in una grande unica mandria selvaggia, che comprende
elefanti provenienti da ogni gruppo selvaggio del Kenya e due stranieri
Mweya dall’Ugana e Madiba dal Botswana.
La storia degli elefanti orfani del Trust è ancora in via di sviluppo,
perché mai prima d’ora ci sono stati cosi tanti elefanti allevati
dall’infanzia e che sono cresciuti sotto le cure di una famiglia umana ed
una matriarca autonominata. Questi elefanti sono riusciti a tornare allo
stato brado, riuscendo a vivere una vita normale da selvaggi. Gli orfani ci
stanno ancora fornendo una grande quantità di informazioni circa loro
stessi, la loro cura e compassione, la loro altruistica devozione, la loro
percezione mistica che spesso sfida la logica umana, la loro incredibile
intelligenza e il loro misterioso modo di comunicare.
I Maschi
I giovani maschi rimangono con loro famiglie naturali fino alla pubertà e
non sono legati alla vita familiare per tutta la vita, come le femmine. Il
grado e la forza sono molti importanti per i giovani maschi, i quali passano
molto tempo in prove di spintoni per misurare il predominio, dato che molti
dei nostri giovani maschi sono coetanei.
E’ normalissimo che i giovani maschi lascino la loro famiglia di femmine e
viaggino indipendentemente insieme ad altri maschi della loro stessa età
mentre crescono. Sviluppano anche un venerazione per i maschi di un grado
superiore, cercandoli e provando ad emularli, allo stesso momento imparano
da questi animali così grandi lezioni di grado e stato vitale per la loro
sopravvivenza. I maschi lottano seriamente molto raramente, perché la Natura
limita questi conflitti per ovvie ragioni. Quindi un conflitto serio per una
femmina in calore succederà solo se i maschi sono coetanei, perciò
contribuiscono anche fattori come il rango, le dimensioni delle zanne e il
peso corporeo. La disciplina, nella società dei maschi, è rigida ed i
piccoli imparano da molto giovani a rispettare il rango e l’età. Quando i
maschi approcciano una femmina in calore, le secrezioni dalle ghiandole
temporali e del pene forniscono ai rivali un precoce preavviso riguardo al
rango e allo stato.
Come il comportamento dei maschietti umani è diverso da quello delle
femmine, lo è anche negli elefanti. I piccoli maschi sono più indipendenti,
più competitivi tra i loro coetanei, sempre ansiosi a dominare, a diventare
i capi, una posizione che gli altri cercano di sfidare per conquistarla. I
giovani maschi lottano corpo a corpo e tendono ad essere più violenti delle
femmine. Come nell’uomo, hanno la tendenza ad essere più indisciplinati, più
birichini ed avventurosi e spesso hanno un cattivo comportamento che deriva
dall’orgoglio, il quale genera l’ammirazione da parte dei loro coetanei, per
imprese che superano i limiti di un comportamento accettabile.
Non è nemmeno inusuale che i giovani maschi soffrano di sensazioni di
inferiorità, se sono di natura più sottomessi e non riescono a dominare i
loro coetanei. Questo sarà evidente se hanno gli stessi problemi da parte
dei loro coetanei selvaggi. Durante queste fase, hanno la tendenza a cercare
di dominare ad esempio quelli più deboli, quelli più giovani di loro oppure
le femmine ed è in questo momento che le elefantesse più anziane
intervengono per riportare la pace (come fanno i maschi più vecchi del
gruppo). Gli adolescenti spesso si divertono ad inseguire qualunque cosa che
fugge, ma gli elefanti sono essenzialmente animali estremamente timidi, un
fatto confermato da ogni diario che tengono i guardiani, che viene
pubblicato sul nostro sito. Una manifestazione di aggressività, li dà una
sensazione di potere e li fa sentire bene psicologicamente. In certi casi, i
giovani maschi tendono essere più timidi delle femmine finchè non
raggiungono una maggiore età e rango. Quando un giovane maschio diventa
adolescente deve essere rispettato per l’animale poderoso che è. In nessun
caso, infatti, ci saranno tentativi da parte dei guardiani ad ostacolarlo e
dominarlo, cosa che potrebbe generare risentimento; questo compito viene
lasciato agli elefanti più anziani.
Gli elefanti maschi del Trust che sono ormai indipendenti dalla famiglia
umana ritornano ogni tanto, ma quando lo fanno è sempre più prudente
lasciare loro fare il primo passo, piuttosto che lo faccia il guardiano. Se
un ex orfano cerca il contatto, lo farà di sua iniziativa e se non lo farà,
questa scelta deve essere rispettata, tenendo in considerazione che non c’è
alcun motivo che le mandrie selvagge abbiano sentimenti di amicizia verso
gli umani, i quali vengono visti come nemici. Questo fattore può influenzare
l’atteggiamento di un orfano che ritorna, che forse non vorrà essere
contaminato dall’odore umano, anche se lei o lui continueranno ad avere un
profondo affetto nei confronti degli uomini, i quali sono stati la loro
famiglia durante l’infanzia e fanciullezza.
LO SCOPO DEL : THE DAVID SHELDRICK
WILDLIFE TRUST
Lo scopo del nostro Progetto Orfani è di allevare elefanti
rimasti orfani, facendoli crescere psicologicamente sani, in modo che nel
tempo possono ritornare nel loro mondo di appartenenza tra la comunità di
elefanti selvaggi di una grande Parco Nazionale, che li dia lo spazio
necessario per godersi la qualità della vita che è loro diritto di nascita.
Lo Tsavo National Park comprende un’area di 8000 miglia quadrate (12,000
km/quadrati) ed è qui che nostri orfani allevati a mano vivranno, perché
questo è l’unico Parco in Kenya, che possa offrire lo spazio necessario per
una buona qualità di vita. Camminare 100 miglia in un giorno è una piccola
passeggiata per un elefante e prima che gli uomini camminassero su questo
pianeta, gli elefanti si muovevano liberamente tra i confini di oggi dal
Capo al Cairo.
Per il suo lavoro con gli orfani Daphne Sheldrik è stata premiata con una
laurea ad honorem in Veterinaria dall’Università di Glasgow, le è stato dato
il titolo di M.B.E. dalla Regina nel 1989, poi elevato al Global 500 Roll of
Honor dal U.N.E.P. nel 1992, ha vinto un Moran of the Burning Spear dal
Governo del Kenya e vinto il BBC Lifetime Achievement Award nel 2002. Nel
2005, l’Istituto Smithsonian l’ha selezionata come una delle 37 persone nel
mondo, che con il suo lavoro ha fatto una significativa differenza e nel
2006 ha ricevuto dalla Regina il Knighthood, diventando Dame Commander of
the British Empire, un altro primato per l’indipendente Kenya.
E per noi è e sarà sempre una fortuna ed un grande onore poterLA aiutare nei
suoi numerosi progetti…grazie Sig.ra Daphne Sheldrik.